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Le 10 domande più frequenti ad un colloquio

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Alcune domande frequenti al colloquio di lavoro sono capaci di mettere in difficoltà anche le persone più spigliate e decise. Ma non farti intimorire, spesso ci vuole solo un minimo di preparazione e un briciolo di esperienza in più. È normale che al primo colloquio le tue gambe diventano molli come budino di cioccolato. Al secondo è già un po’ meno ammissibile. Per darti l’opportunità di prepararti anche alle peggiori evenienze ecco una lista di domande difficili a cui attingere per arrivare con un minimo di preparazione.

Le domande dei colloqui di lavoro: le peggiori

domande difficili colloquio di lavoroIniziamo questo articolo partendo dalle domande difficili. Quelle che non ti aspetteresti mai e che quando ti vengono poste riescono a metterti in seria difficoltà. Quelle che ti fanno seriamente pensare che a te quel lavoro neanche ti interessa più di tanto, che no, effettivamente non ti serve.

Su, non fare così. La cosa più importante è avere la risposta pronta. Sappiamo che è più facile a dirsi che a farsi, e preventivando la tua titubanza abbiamo deciso di partire proprio dalle domande difficili. Che poi le domande dei colloqui di lavoro possano apparire sempre difficili… be’ questa è un’altra storia. Ma intanto cerchiamo di evitare il peggio del peggio.

Quali sono le qualità positive che le mancano?

E inizi a pensare: “sta dicendo che mi manca qualcosa?” “E se dico che non mi manca nulla sembro presuntuoso? E se dico che mi manca quello che lui non vorrebbe che mi mancasse?”. In questi casi uno dei personaggi dei film di Nanni Moretti è praticamente una macchietta in confronto a te, che ti stai arrovellando così tanto che dalle domande del colloquio di lavoro sembra dipendere il futuro di te e delle sette generazioni dopo di te. Ora che anticipatamente sai che ti potrebbero proporre questo quesito ragionaci in maniera obiettiva e costruttiva. Ci sono anche delle risposte intelligenti e furbe, che possono colpire nel segno dei recruiter. Qualche esempio? Rispondere che sei un po’ troppo pignolo significa ammettere che per te la precisione è molto importante, un dettaglio che per alcuni lavori non è per niente da escludere.

Cosa ha fatto nei periodi di pausa tra studio e lavoro?

Sì, probabilmente si è accorto che nel tuo curriculum c’è un buco spazio temporale tra la laurea in Ingegneria e il tuo primo lavoro circa un anno e mezzo dopo. Certo che per i tempi che corrono un anno e mezzo di inattività è davvero troppo. Ma cosa fai a spiegargli che non è per niente un periodo di inattività? Che in realtà stavi facendo il volontario in Bolivia in un progetto di orti comunitari e di formazione in ingegneria agraria per gli indigeni delle zone svantaggiate? Glielo spieghi, con parole semplici e convincenti. Fai capire che non sei rimasto disoccupato per mancanza di iniziativa, ma che hai ritenuto importante che la tua formazione accademica si incontrasse con l’esperienza sul campo in un contesto sfidante. Wow! Ci piacerebbe vedere la sua faccia mentre ti esponi come il miglior candidato sulla piazza.

Come reagisce alle critiche?

Parte il livello paranoia superultramega elevato. “Mi sta per criticare?” te lo stai chiedendo e richiedendo e devi darti la risposta in una frazione di secondo. Qui si apre un bivio. Alle domande dei colloqui di lavoro bisogna rispondere con fredda lucidità o con calorosa empatia. Perché il problema è che tu sei terribilmente permaloso e se gli dicessi che alle critiche rispondi generalmente sbattendo i pugni sul tavolo e scoppiando in lacrime forse non otterrai il risultato sperato. Non otterrai il lavoro insomma. E allora che fare? Innanzitutto lavorare sulle emozioni, in seconda battuta sull’autostima. Prima ancora di arrivare in sede di colloquio. Si accettano le critiche con più facilità quando si ha sicurezza in sé stessi. E così alla domanda potrai rispondere “le critiche costruttive mi aiutano a crescere, quelle infondate mi rafforzano, in generale sono entrambe spiacevoli, ma so gestirle”. Così farai capire che sai ragionare su quanto ti viene detto, ma che non sei un essere con la psicologia fredda di un robot, comunque vieni toccato dall’opinione altrui, quanto basta per crescere ed essere “umano”.

Quando è stata l’ultima volta che ha infranto una regola?

Per la serie cose che chiedono ad un colloquio per la posizione in ambito legale e di giurisprudenza. Le domande che potrebbero rovinare il tuo futuro in una manciata di secondi. La legge, quella non ammette ignoranza, non ammette errori. Ma tu quella volta… Senza rivangare troppo nel passato, né nell’infinità quantità di volte in cui hai commesso quelle piccole infrazioni che tutti noi comuni mortali commettiamo ogni giorno, pensa a quella volta in cui l’hai fatto con coscienza e con consapevolezza, e soprattutto parla di un solo caso specifico. Elencarne diversi sarebbe come ammettere di avere l’abitudine di fare un po’ quello che si vuole, e per un posto da dipendente (ma anche da dirigente) non è esattamente rispondente a quello che ci si aspetta da te.

Quanto è importante per lei lo stipendio?

Non c’è bisogno di essere laureati in economia per rispondere con sincerità a questa domanda: tanto. Lo stipendio è importante, insieme agli altri fattori. Non si capisce perché una cosa debba escludere l’altra. “Guadagnerai poco ma almeno farai esperienza”. Ci verrebbe da rispondere con toni poco eleganti, anche a noi che di esperienza ne abbiamo già. La gavetta è doverosa, ma dev’essere circoscritta ad un periodo ben definito, oltre il quale si deve superare lo step della formazione non retribuita e accedere al mondo che ti meriti, quello del lavoro pagato. Dignitosamente. Le domande dei colloqui di lavoro che vertono sullo stipendio sono spinose. Ma sappiate che è prettamente italiano questo silenzioso atteggiamento di mistero e di distanza dalle questioni economiche e di retribuzione. Mettete in chiaro subito che il vostro tempo e la vostra competenza ha un valore, e che lo stipendio è importante, quanto lo è tutto il resto. Ditelo in maniera elegante e chiara.

Quale contributo aggiuntivo porterebbe alla nostra azienda?

come rispondere a un colloquio di lavoroTi sei candidato per un ruolo marginale ma ci tengono a farti sentire parte attiva. Come rispondere a un colloquio di lavoro in cui ti fanno credere di poter davvero contribuire alle sorti dell’azienda quando in realtà non ti spetta tutta questa grande responsabilità. Non vogliamo scomodare la psicologia del lavoro per farti capire che qualsiasi recruiter vuole soprattutto farti sentire parte di un progetto, perché tutti i tasselli di una catena possono fare la differenza.
Nonostante questa sia una delle domande dei colloqui di lavoro più banali bisogna saperla gestire al meglio, perché la risposta ha un peso notevole nella fase di valutazione finale. Perché tu e non un altro? Perché proprio la tua persona, con tutto quello che sei e hai fatto? Se ti conosci e sai come lavori non avrai difficoltà a rispondere.

Ti abbiamo detto le cinque più difficili. Allora per dieci domande di colloquio più facili e più frequenti non ti aiutiamo a trovare la risposta. Siamo convinti che ti abbiamo già aiutato abbastanza. Alle prossime che ti elenchiamo allenatati a rispondere tu stesso.

  1. Lavora bene sotto stress?
  2. Quale ruolo assume in un gruppo?
  3. Se chiedessi ai suoi amici di descriverla, qual è l’aggettivo che sentirei più spesso?
  4. Che persona è per lei una fonte di ispirazione?
  5. Mi descriva la sua giornata lavorativa ideale
  6. Cosa fa per migliorarsi?
  7. Perché ha seguito questo corso di studi?
  8. Non è troppo qualificato per questo posto?
  9. Qual è stato l’ultimo viaggio che ha fatto?
  10. Perché vuole cambiare posto di lavoro?

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